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Durnwalder eletto legittimamente

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La Corte d’appello esclude l’ipotesi di ineleggibilità

BOLZANO. Nessuna irregolarità. Dopo il giudizio di primo grado ad opera del tribunale, ieri anche la corte d’appello (presieduta dal giudice Renzo Pacher) ha stabilito che Luis Durnwalder, in occasione delle ultime elezioni provinciali, era perfettamente eleggibile. Il comitato di dodici cittadini che aveva promosso il clamoroso ricorso legale, esce sconfitto per la seconda volta.
La sentenza di ieri probabilmente chiude il caso in quanto l’eventuale impugnazione in Cassazione dilaterebbe notevolmente i tempi della decisione arrivando, di fatto, a fine legislatura. Una valutazione che alcuni esponenti del comitato hanno subito fatto ieri dopo la lettura della sentenza, a prescindere dalle motivazioni giuridiche che saranno rese note solo a fine agosto. «Ovviamente ci aspettavamo che il nostro ricorso venisse accolto - ha commentato a caldo uno dei rappresentanti del comitato presente in aula - secondo noi la legge è chiarissima e non avrebbe dovuto esserci nulla da interpretare».
Ieri la camera di consiglio è stata piuttosto veloce, dimostrazione che la corte aveva sviscerato il problema sotto il profilo giuridico già in precedenza. Vista la delicatezza del caso nessuno potrà gridare allo scandalo. Come noto al centro della vicenda c’era il ricorso di un comitato di cittadini convinto che nel 2003 (in occasione delle ultime elezioni provinciali) Luis Durnwalder non avrebbe potuto essere eletto in quanto all’epoca era consigliere di amministrazione di una società provinciale (cioè la Sadobre) con dimissioni solo successive. Secondo i ricorrenti (con l’avvocato Silvia Zancanella) la legge elettorale sarebbe chiarissima e farebbe scattare «la condizione di ineleggibilità per quanti ricoprano cariche amministrative in società controllate dall’ente per il quale si corre alle elezioni».
E’ risultata però vincente l’interpretazione di fondo dell’avvocato Gerhard Brandstätter, difensore di Luis Durnwalder (e vero artefice di questa duplice vittoria del presidentissimo) secondo il quale «di ineleggibilità si sarebbe potuto parlare solo nel caso Durnwalder fosse stato legale rappresentante della società controllata, come sostiene anche un’ampia e consolidata giurisprudenza e non semplice membro del consiglio di amministrazione».
Anche ieri l’avvocato Brandstätter ha ribadito in aula l’illegittimità di fondo una interpretazione della legge elettorale restrittiva al punto da ledere un principio costituzionale quale quella relativo alla eleggibilità e al diritto all’elettorato passivo. La Corte d’appello, al pari del Tribunale in primo grado, ha comunque risolto il caso ribadendo che per Luis Durnwalder non di ineleggibilità si sarebbe potuto parlare ma di semplice incompatibilità, in seguito risolta con le dimissioni di Durnwalder dal consiglio di amministrazione della Sadobre, società all’epoca in liquidazione.

«Era una manovra politica»


Svp soddisfatta. I ricorrenti: battaglia per il diritto

BOLZANO. Il presidente delle 110 mila preferenze è felice: «Sono soddisfatto del pronunciamento della Corte. Non chiedevo trattamenti particolari. La sentenza sgombra il campo dai giochi politici creati attorno a questa vicenda, è il verdetto che mi aspettavo. La giustizia abbia confermato la validità dell’attuale interpretazione normativa e la correttezza della procedura seguita». La questione dell’interpretazione autentica resta aperta - «va approvata ugualmente per chiarire la situazione una volta per tutte» -, ma intanto Durnwalder si toglie qualche sassolino: «I giudici hanno fatto fugato anche gli ultimi dubbi. Attorno a questo presunto problema sono stati imbastiti dei giochi politici che ora vengono spazzati via».
Stesso tono nelle dichiarazioni di casa Svp: «Ha vinto la ragione - dice Elmar Pichler Rolle -, è fallito il tentativo di sgambettare il più votato politico sudtirolese. Ha perso chi ha strapazzato il concetto di democrazia sostenendo che Durnwalder avrebbe sfruttato per le elezioni la sua posizione alla Sadobre. Una sciocchezza assoluta. La Svp e il presidente della giunta hanno rispettato tutte le leggi». Non manca una stoccata all’opposizione, accusata di essere ispiratrice del ricorso: «Intervengano con argomenti politici e non cerchino di fare politica su un piano giuridico».
Chiamati in causa, sia pure indirettamente, Verdi e Ufs replicano. Per Cristina Kury «sulla sentenza non si fanno commenti, ma ci opporremo fermamente al tentativo della Svp di fare passare l’interpretazione autentica in consiglio provinciale. Noi ci siamo sempre battuti contro le leggi a hoc e continueremo a farlo».
Promette una «durissima opposizione» anche Andreas Pöder: «La sentenza del tribunale è da rispettare, ma mi sorprende non poco. La legge elettorale secondo me è chiara, Durnwalder non era eleggibile. Ora lo scontro si sposta in consiglio, sulla “Lex Durnwalder” saremo durissimi. Saremmo d’accordo nel fare una nuova legge elettorale, ma questa è solo cosmesi per salvare una persona».
Sul fronte dei ricorrenti invece la delusione si fa sentire, ma c’è anche la voglia di non mollare: «La nostra non era una battaglia contro Durnwalder - commenta Markus Lobis, uno dei 12 firmatari - ma a favore del diritto, troppo spesso assoggettato all’amministrazione. Ora dobbiamo decidere se proseguire in Cassazione, e la mia opinione è di non fermarci. La Svp la smetta di accusarci di essere politicizzati, siamo solo cittadini che vogliono esercitare i loro diritti e in via Brennero si accorgeranno che questo succederà sempre più spesso». (m.r.)

Articoli tratti da "Alto Adige" del 29 luglio 2006, pag. 14

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Last modified 2009-03-08 11:28
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